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IL PIU` GRANDE SCRITTORE D`ISLANDA
Ritratto d'artista:
la "vita immaginaria" di un grande della letteratura nordica
Autore: Hallgrímur Helgason
Traduzione di Cosimini S.
Pagg. 496
€ 16.00
Narrativa
Collana: Narratori della Fenice
In libreria
dal: 28 Marzo 2003
Libro disponibile
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Si dice che la scrittura sia divina, anche perché rende immortali i grandi autori. Ma quel che capita al «più grande scrittore d’Islanda» va oltre ogni ragionevoe aspettativa di fama e posterità. Defunto alla soglia dei novant’anni, si risveglia nella «Valle dell’inferno» per tornare a vivere, protagonista e osservatore insieme, nei romanzi che ha composto in gioventù. Si ritrova così in compagnia di tutti i personaggi creati dalla sua penna: un timidissimo bambino, un burbero contadino indurito dal gelo islandese, un’ingenua ragazza di irresistibile fascino. E mentre le creature, sempre più numerose, trascinano il loro vecchio burattinaio in un caleidoscopio di ricordi privati e inconfessabili, in campo lungo sfila un secolo di storia: le avanguardie artistiche del Novecento, il sogno infranto del comunismo, l’insopportabile vacuità della fine delle ideologie.
Nel suo ultimo romanzo Hallgrímur Helgason ci consegna il ritratto di un grande scrittore, evocando la vicenda umana del conterraneo Halldòr Laxness, premio Nobel per la letteratura nel 1955. Ma nel contempo realizza un’opera corale che abbraccia l’intero cosmo islandese, col suo lascito di saghe e tradizioni, piegandolo alle ragioni di una scrittura estrema e irriverente.
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"Io non ho mai saputo leggere. Io scrivevo. Scrivevo libri. Il cielo è bianco come un lenzuolo. Non si vede una nube eppure è nuvoloso. Couvert, come dicono i francesi. E' straziante questa campagna. E sopra la campagna aleggia una specie di fame indefinita. L’ambiente qui è del tutto insignificante, privo di eventi. Come se uno scrittore alle prime armi l’avesse raffazzonato mentre si trovava in una stanza d’albergo all’estero. Non si sentè cantare nemmeno un uccello. Che ci faccio io qui?"
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